Sanremo 2016 e quelli che odiano la musica.

Non c’è niente di più bello che condividere la propria passione, fare in modo che quello che brucia come carbone sotto la cenere possa ardere al soffio leggero di una bella chiacchierata sulla musica. Magari d’avanti ad una birra dopo un concerto oppure con 2 commenti su Facebook (che poi si trasformano in 3 giorni di post continui). Tuttavia mi cadono le braccia quando mi accorgo che anche se di musica si parla il mio interlocutore “odia la musica”. Nella migliore delle ipotesi le argomentazioni sono strutturate, suffragate da solide posizioni o gusti personali; in altri la discussione prende la piega di due tifosi che discutono di una partita di calcio, o peggio di un  commento al nuovo governo fatto da due punkabbestia la bar.

E così mi aspetto durante l’ultimo festiva di Sanremo, i direttori delle testate musicali (tra le più importanti) fa finta di non interessarsi a Sanremo, preoccupandosi di come cambiare la mentalità e la cultura del nostro paese. La canzonetta che ci fanno ascoltare ogni anno, quella con la melodia sulla scala tonale, con la sequenza di accordi 1,4,5, quella con il ritornello che punta sulla quinta se solenne o sulla terza se vuole commuovere, quella rigorosamente in 4/4, quella dove l’orchestra serve solo per fare i tappeti sul ritornello, la solita canzoncina Sanremese per capirci, il nostro patrimonio!

Eppure l’abbiamo inventata noi italiani (Rossini per essere precisi), è la nostra cultura, le nostre radici, è qualcosa che il modo ci invidia e cerca di copiarci…

Già mi immagino il direttore di una nota testata in Jamaica affermare nel suo editoriale dopo il Reggae Sunsplash “le chitarre in levare il basso sincopato della musica reggae “fanno cagare”, ma bisogna interrogarsi perchè ancora oggi milioni di persone nel mondo continuano ad ascoltarlo. Oppure il direttore di qualche testata musicale in Argentina scrivere dopo Leyendas del Tango, preoccuparsi e interrogarsi su “come cambiare le cose?”
Per me il più grande rammarico per la cultura musicale italiana sono tutti quei gruppi che continuano a produrre “copie derivate” dalle altre culture, o peggio ancora pensano di fare avanguardia avendo una cultura musicale “alla bignami”, e noi artisti che non scriviamo più canzoni partendo dalle nostre radici.

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