Questo Natale avrai una chitarra vera!

Credevo fosse una leggenda, inceve la chitarra del destino esiste davvero… ed ora è mia!

Avete mai sognato  di avere una chitarra personalizzata, uno strumento unico che possedete soltanto voi: la Frankestrat di Van Halen, la Gibson SG a due manici di Jimy Page, la Jackson Randy Rhoads, la Red Special di Brian May, la Gibson “Lucille” progettata per B.B. King, la “Twang Machine” di Bo Didley, la Ibanez Jam di Steve Vai, …). Beh! Quell’ idea l’ho sempre avuta anch’io!

La mia prima chitarra è stata un pezzo di legno con un manico e sei corde, pagata 15 mila lire. I miei amici l’avevano ribattezzata “Fetender” perchè era davvero bruttina con un suono orribile!  David Bawie aveva appena pubblicato “Never Let Me Down”  e Lemmi  “Rock & Roll” con i suoi Motorhead. A differenza dei miei amici che avevano iniziato con la classica, la mia fu subito una chitarra elettrica.

Vinnie Vincent

Il desiderio di suonare la chitarra mi venne guardando una fotografia di Vinnie Vincent suHM: ricordo che la ritagliai dal giornale e con quella immagine creai una spilletta che potavo insieme a quella degli Ac/DC e dei Metallica. Desideravo essere come lui!

Il mio primo desiderio fu subito quello di avere una chitarra vera, ma poco dopo avrei piantato il seme del “desiderio dei desideri”: Una chitarra personalizzata!

Anche se non ho mai saputo leggere o scrivere la musica, ho suonato la “fetender” per 3 anni, esercitandomi 8 ore al giorno. La cosa è assai deprimente perchè per i primi due anni di esercizi (senza una guida) le tue mani non producono praticamente niente che ti faccia venir voglia di andare avanti! E’ una sorta di sfida col destino, una scommessa con la sorte: dopo due anni non sei bravo a far quasi niente e non sai quanto tempo ti civorrà prima di sentirti soddisfatto.

Comunque, non si poteva cercare su internet la tabulatura di una canzone, ma si poteva studiare ad orecchio in modo assai semplice: ci si posizionava davanti al registratore dove una cassetta (il nonno degli Mp3) conteneva il brano da studiare; si schiacciava il tasto Play (per meno di un secondo e poi subito stop) e si cercava di trovare sulla tastiera le note che avevi appena ascoltato. Tornavi indietro e ripetevi in loop questa semplice operazione finchè non trovavi l’esatta (o molte volte approssimativa) sequenza di note. E si procedeva così fino alla fine del brano con l’unico handicap di dover ricordare tutte le note a memoria. Un giorno, mentre ero assorto in questa pratica demoniaca , mio padre entrò nella mia camera e con voce sicura mi chiese: “Fammi vedere un po, cosa sai fare con quell’arnese”.

Lo ricordo molto bene perché quello fu uno dei giorni più felici della mia adolescenza! Io preparai sul mio ampli il suono il giusto suono, con la giusta dose di reverbero (rende tutto molto ruffiano!!) e suonai il pezzo più complicato che sapevo suonare: La Passacaglia di Hendel (meglio mota come “l’intervallo della rai” – o comunque uno dei tre brani che lo componevano) che avevo buttato giù ad orecchio ascoltandola in televisione (esatto! Non potevi fare stop e torna indietro col televisore, quindi per imparare il brano mi sono serviti molti mesi perché ogni giorno riuscivo ad imparare solo poche note :-)!

Fu un successo strepitoso! Dopo l’esecuzione del brano mio padre (che comunque negli ultimi 3 anni mi aveva visto esercitare 8 ore al giorno su un oggetto che “non era una chitarra”) disse: questo Natale avrai una chitarra vera!

Si, quello che state immaginando è il sorriso che silenziosamente si allargò sul mio viso, i miei occhi che si sgranavano ad incrociare lo squardo di mio padre che asua volta provava un senso di soddisfazione per la mia gioia.

Mancavano pochi mesi e Dicembre, con il giorno in cui avrei avuto una chitarra vera, arrivò come sperato.

NonnomatteoDi buon mattino andammo a Foggia (tutta la famiglia per un acquisto così importante!) ed entrammo da Nasillo, uno dei migliori negozi di strumenti musicali. Io sapevo chiaramente cosa volevo: una Jackson Randy Roads Bianca!

L’avevo vista su una foto dei Megadeth e l’ho sognata per anni: era la chitarra perfetta per un metallaro che suonava musica degli Slayer ed i Metallica.

La trovai, la provai e decisi che potevamo comprarla. Proprio mentre eravamo alla cassa, in procinto di pagarla (mio padre mi stava dedicando tutta la sua tredicesima!!!) – avevo la Jackson tra le mie mani e dovevo soltanto uscire dal negozio – bene mentre stavamo per pagarla mio padre si rivolse a me dicendomi più o meno: “Matteo, non voglio farti cambiare idea, tu oggi puoi comprare la chitarra che desideri e sarai tu a sceglierla; tuttavia vorrei dirti che la chitarra che a me piacerebbe regalarti non è quella che hai tra le mani ma . . . è quella la!”

E così dicendo alzò lentamente il braccio destro ed aiutandosi con una leggera torsione del busto andò ad indicare una chitarra che si trovava alle nostre spalle. Io stavo seguendo con lo sguardo la sua mano mentre continuavo a ripetermi che non c’era nulla che potesse farmi cambiare idea. Se in quel momento avesse indicato una Yamaha, una Gibson, o qualsiasi altro modello avrei sicuramente ignorato il suo suggerimento.

Tuttavia guardai la chitarra esposta in una teca, mi girai verso di lui, con la mia Jackson tra le mani, lo guardai negli occhi e dopo averci pensato solamente 3 secondi risposi: “Anche a me piace tantissimo, dai prendiamo quella!”

Ancora oggi è la mia preferita!

La mia seconda chitarra arrivò nella decade successiva (credo nel 1996: David Bawie aveva da poco pubblicato Earthling e Lemmi aveva appena dato alle stampe Overnight Sensation); io , grazie ad un piccolo stratagemma, comprai con i miei soldi la mia seconda chitarra.

564601_4004435543662_1501122637_nPoiché sono sempre stato un virtuoso, nel corso di 10 anni senza mai fumare ne bere ero riuscito a mettere da parte un bel gruzzoletto con il quale volevo comprare una Gibson Les Paul Custom nera. Vivevo già a Torino, quindi la possibilità di comprarla al miglior prezzo era assai alta. Così cominciai a telefonare a tutti i negozi che conoscevo. Ad un certo punto uno dei negozianti mi presentò un prezzo così alto rispetto alla media che non potetti fare a meno di farglielo notare. Il buon negoziante mi rispose che quello era il prezzo della Gibson ma che al prezzo che avrei voluto spendere poteva offrirmi una Paul Red Smith Custom 24 usata.

Rifiutai (anche perché non conoscevo la PRS) e chiusi il telefono. Canaglia di curiosità nella settimana successiva andai a vedere di che chitarra si trattasse (soprattutto perché usata costava quanto una Gibson nuova). Fu amore a prima vista: un solo pezzo di legno scolpito e verniciato in maniera incredibile.

Uno degli strumenti più versatili che abbia mai provato, con delle sonorità cristalline ed una suono potente… troppo potente per un musicista che piano piano stava scoprendo il “suo suono”!

Così in un caldo giorno d’estate, dopo quasi 20 anni passati insieme sui palchi, in studio di registrazione o solamente dopo cena, senza amplificatore (che è il modo con cui amo esercitarmi), ho preso il treno che da Torino portava a Bologna dove ho incontrato un simpatico giovanotto che veniva da Firenze.

Nonno matteoCon me portavo la PRS 24 mentre lui aveva con se una Gretsch Tennesse Rose … prendemmo un caffè insieme e dopo un paio di ore passate insieme ognuno di noi prese il treno di ritorno a casa: lui con la sua nuova PRS ed io con la mia nuova Gretsch!

Ma torniamo alla chitarra del destino!

 

Quest’anno, ancora una volta grazie ad uno stratagemma (smettere di fumare), a partire da ottobre ho iniziato a comprare i pezzi per costruire la mia chitarra personalizzata, la chitarra del destino appunto: la NONNOMATTEO!

Ho scelto di partire dal modello di una Telecaster comprando i legni.7

Per il body ho scelto il tiglio, il legno usato è lo stesso del tiglio dal quale è possibile scendere fino all’inferno, rubato da uno stregone e dato ad un falegname nel medioevo: si dice che questo legno sia stato usato per le chitarre dei più importanti rocker di tutti i tempi e abbia costituito il segreto del loro talento!

3Il manico è stato lavorato da EtnYart-opere-Yoda (uno dei pochi artisti capace di lavorare e plasmare ogni tipo di materia) che, partendo da un manico in acero e palissandro, ha realizzato una vera opera d’arte: una sorta di ascia magica, un bastone dello stregone, che riesce ad evocare al solo sguardo incantesimi potentissimi.

Sul manico ho montato delle meccaniche Wilckinson che o barattato con un vecchio Wha a pedale che non usavo più.

Per l’elettronica ho usato componenti USA ed i pickup 98.jpgavvolti a mano di Factory Guitar sono letteralmente Fantastici! Avevo un forte desiderio che il suono avesse una connotazione italiana, e così è! Ascoltando il suono dei pick up vengono in mente le Valli di Lanzo, i sapori di Colonnata, l’olio del gargano: il pickup al manico evoca il sapore del Primitivo di Manduria mentre il Pichup al ponte l’erbaluce di caluso, Sono fantastici e valgono 10 volte il loro prezzo. Ricordano il tipico suono Twag ma hanno un volume ed una grinta superiori .

12Un altro elemento che non ha prezzo è il tipo di verniciatura perlato che cambia colore in base all’orientamento della luce passando dall’arancio al blue senza mai lasciare la sua essenza bianca.

Quando rivedo le immagini della verniciatura mi capita spesso di pensare a me con in mano una bomboletta spray di colore… e la cosa mi mette assai ansia :-).

2

Ed infine l’artwork sul top, realizzato a mano dal designer Giresh Baraya, che raffigura l’eroina della mia vita, nella doppia accezione di figura eroica ed elemento stupefacente della mia esistenza. Quest’idea mi frullava in mente da qualche anno, precisamente dall’anno in cui Jamez mi parlò di Joe Perry e della sua chitarra sulla quale aveva fatto realizzare il ritratto di sua moglie. La trovavo un idea romanticissima e anch’io volevo avere il ritratto di Maria sulla mia chitarra! E così per questo Natale, per la seconda volta ho avuto una chitarra vera: fatta esattamente secondo ogni mio desiderio!

In questo stesso periodo Bawie e Lemmi ci hanno lasciato, con un patrimonio immenso che un giorno verrà ricordato come Bach o Mozart, ed anch’io ho un dolore al ginocchio sinitro ed un problema ad un dente. Tuttavia ho voluto circondarmi di artisti ed coinvolgere amici per realizzare questa chitarra non solo perché da solo non sarei riuscito, ma anche per dargli le 50 sfumature che desideravo avesse!

Dimenticavo… forse lo avete capito dalla foto, la chitarra che mi feci regalare da mio padre era una Fender Stratocaster American Standard del ’88!

La nonnomatteo! piccola

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...